ESG è un acronimo che riassume tre aspetti chiave della sostenibilità di un’attività d’impresa: “Environmental”, “Social” e “Governance”: ambiente, sociale e amministrazione societaria.
L’Agenda 2030, il programma per lo sviluppo sostenibile sottoscritto da 193 paesi membri dell’ONU nel 2015, definisce “sostenibile” lo sviluppo che soddisfa i bisogni del presente senza compromettere la capacità delle future generazioni di soddisfare i propri, e che è ottenuto armonizzando tre elementi fondamentali: la crescita economica, l’inclusione sociale e la tutela dell’ambiente. Questa definizione richiama immediatamente la centralità del tema ambientale, ma sottolinea subito dopo l’importanza di equilibrio e armonia nello sviluppo degli interessi di tutti gli attori dell’economia. Quindi non solo gli interessi degli azionisti ma anche quelli dei lavoratori, dei clienti, quelli della comunità in cui è inserita un’azienda o un’attività economica e in generale gli interessi di tutti i soggetti (stakeholder) che ne sono in qualche modo influenzati. Lo sviluppo sostenibile di un’azienda, di un’economia, si traduce in stabilità, durata, profittabilità e benessere diffuso.
EVOLUZIONE DEGLI INVESTIMENTI ESG?
L’interesse verso forme di investimento sostenibili è testimoniata anche dall’ingente afflusso di capitali privati e pubblici avvenuta nel corso degli ultimi anni.
INVESTIMENTI PRIVATI:
Dal 2016 al 2020 come riportato dal “GLOBAL SUSTAINABLE INVESTMENT REVIEW 2020” gli investimenti sostenibili a livello mondiale dal 2016 al 2020 sono aumentati di circa il 55% raggiungendo la cifra di USD 35.3 trilioni.
Investimenti Pubblici – Green Deal
Per conseguire gli obiettivi fissati dal Green Deal europeo, la Commissione si è impegnata a mobilitare almeno 1000 miliardi di euro di investimenti sostenibili nel prossimo decennio.
Il 30 % del bilancio pluriennale dell’UE (2021-2028) e dello strumento unico dell’UE Next Generation EU (NGEU) per la ripresa dalla pandemia di COVID-19 è stato destinato agli investimenti verdi.
I paesi dell’UE devono destinare almeno il 37% dei finanziamenti ricevuti nell’ambito del dispositivo per la ripresa e la resilienza da 672,5 miliardi di euro a investimenti e riforme che sostengano gli obiettivi in materia di clima. Gli investimenti e le riforme da finanziare in questo modo non devono pregiudicare in modo significativo gli obiettivi ambientali dell’UE. La Commissione, a nome dell’UE, intende raccogliere il 30% dei fondi nell’ambito di NGEU attraverso l’emissione di obbligazioni verdi.
Infatti il maxi green bond inaugurale lanciato dall’Unione europea il 12 ottobre per un importo pari a 12 miliardi di euro e con durata 15 anni, ha ricevuto domande per oltre 135 miliardi ovvero 15 volte l’offerta.
PERCHE’ INVESTIRE IN ESG?
Aldilà di quello che è stato l’interesse da parte degli investitori privati verso il mondo ESG che, come abbiamo visto, ha fatto aumentare esponenzialmente le masse gestite in questo segmento di mercato, gli obblighi imposti dal bilancio pluriennale dell’UE (2021-2028) faranno affluire verso le imprese ESG compliant importanti investimenti pubblici che, inevitabilmente, faranno crescere le loro valutazioni sui mercati finanziari.
Inoltre, quando si investe in titoli azionari, uno dei rischi a cui ci si espone è il RISCHIO REPUTAZIONALE ovvero “il rischio attuale o prospettico di flessione degli utili o del capitale derivante da una percezione negativa dell’immagine dell’azienda da parte di clienti, controparti, azionisti, investitori o autorità di vigilanza (Definizione Banca D’Italia)”.
A titolo di esempio, durante lo scandalo Dieselgate che ha interessato Volkswagen nel 2015, dal giorno in cui l’EPA (Agenzia statunitense per la protezione dell’ambiente) ha comunicato che la casa automobilistica tedesca aveva illegalmente installato un software di manipolazione progettato per aggirare le normative ambientali sulle emissioni di NOx e di inquinamento da gasolio (18 settembre 2015) il titolo ha perso in una settimana circa il 40% del proprio valore in borsa.
Inserire all’interno dei propri portafogli soluzioni d’investimento ESG, significa porsi maggiormente al riparo da tale rischio dal momento che si va ad investire in società che hanno impatti positivi sull’ambiente, su fattori sociali e di governance.
Investire in ESG – significa rinunciare alle performance?
Investire in soluzioni ESG non significa rinunciare alle performance. Come emerge da uno studio Morningstar l’88% degli Indici Morningstar ESG ha sovraperformato i benchmark tradizionali corrispondenti negli ultimi cinque anni (al 31 dicembre 2020). Un dato ancora più rilevante è che oltre il 90% ha protetto di più gli investitori nelle fasi di ribasso nel periodo considerato, incluso il terribile primo trimestre 2020 che è stato caratterizzato dal crollo dei mercati per lo scoppio della pandemia di Covid-19.
Nello studio di Morningstar si legge che le «società con alti punteggi ESG tendono ad avere bilanci più solidi e un vantaggio competitivo rispetto ai concorrenti, caratteristiche che le rendono più resilienti nelle fasi di crisi dei mercati» e ancora che le aziende che «prestano attenzione non solo agli interessi degli azionisti, ma a quelli di tutti gli stakeholder (lavoratori, fornitori, comunità locali ecc., ndr), hanno delle strategie più robuste per affrontare le sfide ambientali e più bassi livelli di controversie. Molte di queste imprese sono meglio equipaggiate per affrontare periodi di incertezza».
Qui in basso confrontiamo l’indice MSCI ALL COUNTRY WORLD, che rappresenta la totalità dei mercati azionari internazionali con l’Indice Capital Partenrs Ethical che rappresenta solo quelle imprese che operano con criteri ESG. Dal confronto notiamo che il rendimento, negli ultimi 5 anni è stato di circa il 25% più elevato.
.Aggiornamento al 01/02/2022 – elaborazione su dati Analisys
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