L'inflazione brucia i nostri risparmi...
Il tema dell’inflazione, di recente, sta tornando sempre più di attualità dopo anni di sostanziale inesistenza..
L’aumento dei prezzi è fonte di preoccupazione dei cittadini e per questo si ritiene opportuno fare un approfondimento sul concetto di inflazione e dei suoi effetti economici.
L’inflazione – definizione
L’inflazione può essere definita come l’aumento del livello generale dei prezzi mentre il tasso di inflazione è la velocità di variazione del livello generale dei prezzi.
Il livello dei prezzi si misura come media ponderata dei prezzi dei beni e servizi di un’economia, più precisamente è la variazione dei prezzi di un paniere di beni e servizi che, annualmente, vengono inclusi o esclusi dal paniere di riferimento. Solitamente tale paniere è rappresentativo dei beni e servizi più consumati dai cittadini, infatti se consideriamo l’ultima revisione sono stati inseriti beni come le mascherine chirurgiche ed FFP2, gel igienizzante per mani, ricariche per auto elettriche, servizi di posta elettronica certificata e monopattini elettrici, questo perché sono maggiormente rappresentativi dei consumi dei attuali dei cittadini.
Gli indici dei prezzi vengono elaborati dagli economisti degli istituti di statistica, in Italia dall’Istat, pesando i singoli prezzi in base all’importanza di ciascun bene. Soffermiamoci su quello che è l’indice più percepito dai cittadini che è l’indice dei prezzi al consumo (IPC).
L’indice dei prezzi al consumo
È la misura dell’inflazione più ampiamente usata che misura il costo per l’acquisto di un paniere standard di beni in periodi diversi. Il peso che si dà ai singoli beni o servizi avviene in maniera diversa a seconda dell’importanza economica di ogni bene e servizio.
Nella seguente tabella vengono riportate le macrocategorie di spesa, con relativi pesi del paniere di beni, per il calcolo dell’Indice dei prezzi al consumo:
Spesa | Peso |
Prodotti Alimentari e bevande analcoliche | 19,34% |
Trasporti | 12,73% |
Abitazione, acqua, elettricità e combustibili | 11,20% |
Altri beni e servizi | 10,05% |
Servizi sanitari e spese per la salute | 9,55% |
Servizi ricettivi e di ristorazione | 8,29% |
Mobili, articoli e servizi per la casa | 7,72% |
Ricreazione, spettacoli e cultura | 7,10% |
Abbigliamento e calzature | 6,54% |
Bevande alcoliche e tabacchi | 3,61% |
Comunicazioni | 2,79% |
Istruzione | 1,08% |
Totale | 100,00% |
Paniere 2021 – Fonte Istat
Facciamo un esempio su come viene fuori quella percentuale indicata come tasso di inflazione che viene resa pubblica dall’Istat e portata nelle nostre case da giornali e telegiornali. E’ di grande attualità l’aumento dei prodotti energetici come gas ed elettricità, ipotizziamo che tutti i beni del paniere abbiano un incremento dello 0,50% e che solo i prezzi dei beni energetici si incrementino del 30%. Tale situazione di quanto farebbe aumentare l’indice dei prezzi al consumo?
Vediamo cosa accadrebbe all’IPC nella tabella sottostante:
Spesa | Peso | Variazione | Contributo |
Prodotti Alimentari e bevande analcoliche | 19,34% | 0,50% | 0,10% |
Trasporti | 12,73% | 0,50% | 0,06% |
Abitazione, acqua, elettricità e combustibili | 11,20% | 30,00% | 3,36% |
Altri beni e servizi | 10,05% | 0,50% | 0,05% |
Servizi sanitari e spese per la salute | 9,55% | 0,50% | 0,05% |
Servizi ricettivi e di ristorazione | 8,29% | 0,50% | 0,04% |
Mobili, articoli e servizi per la casa | 7,72% | 0,50% | 0,04% |
Ricreazione, spettacoli e cultura | 7,10% | 0,50% | 0,04% |
Abbigliamento e calzature | 6,54% | 0,50% | 0,03% |
Bevande alcoliche e tabacchi | 3,61% | 0,50% | 0,02% |
Comunicazioni | 2,79% | 0,50% | 0,01% |
Istruzione | 1,08% | 0,50% | 0,01% |
Totale |
| 3,80% |
Ebbene il sol fatto che il capitolo di spesa legato all’energia abbia avuto un balzo così elevato porterebbe l’inflazione ad alzarsi del 3,80%, quindi anche se l’88,80% dei beni abbiano avuto un lievissimo incremento dello 0,50% porterebbe un indice dei prezzi al consumo ad un livello importante da un punto di vista economico con altrettanti importanti effetti sulla vita dei cittadini. Infatti una distinzione nelle analisi dell’inflazione riguarda la prevedibilità o l’imprevedibilità degli aumenti dei prezzi. Gli economisti, in generale, ritengono che l’inflazione prevista a tassi modesti avrebbe scarso effetto sull’efficienza economica o sulla distribuzione di reddito e ricchezza, in quanto i cittadini adeguerebbero il proprio comportamento in base all’andamento dei prezzi.
In realtà, però, l’inflazione è di solito imprevista. Infatti, ad esempio, in Unione Sovietica nel 1992, quando i prezzi furono liberalizzati, nessuno, fu in grado di prevedere che, nei successivi cinque anni, i prezzi sarebbero saliti del 400%. In paesi più stabili come gli USA l’effetto dell’inflazione imprevista è sicuramente meno drammatico ma, inevitabilmente, il balzo improvviso dei prezzi renderà più poveri alcuni e più ricchi altri.
La gravità dell’inflazione
L’inflazione a seconda della sua gravità può essere suddivisa in tre categorie: inflazione moderata, inflazione galoppante e iperinflazione.
L’Inflazione moderata è contraddistinta da prezzi che aumentano lentamente ed in modo prevedibile, è una situazione in cui il tasso di inflazione annuale è ad una sola cifra. Quando i prezzi sono relativamente stabili, i cittadini si fidano della moneta e sono disposti a tenerla perché nel futuro prossimo varrà quasi quanto vale ora. Negli ultimi decenni è ciò che è accaduto in quasi tutti i paesi più industrializzati dove si è registrata una bassa inflazione.
L’Inflazione galoppante si presenta a due o tre cifre, nell’ordine del 20, 100 o 200%, è un’inflazione altissima e relativamente comune soprattutto in paesi caratterizzati da governi deboli, dove ci sono guerre o rivoluzioni. Molti paesi dell’America Latina negli anni settanta e ottanta avevano tassi di inflazione tra il 50 ed il 700%. Quando l’inflazione galoppante si consolida, avvengono gravi distorsioni economiche ed in genere i contratti vengono agganciati ad un indice dei prezzi o una valuta estera come il dollaro. In queste condizioni la moneta perde valore molto rapidamente e i cittadini ne conservano il minimo indispensabile per le transazioni quotidiane, i cittadini accumulano beni, mentre il capitale, spesso, viene trasferito all’estero.
L’Iperinflazione è un tipo di inflazione letale infatti in questo caso i prezzi salgono di un milione o un miliardo per cento all’anno, tale situazione ha un effetto disastrosa sull’economia del paese che ne viene colpito. Il caso più recente e documentato di iperinflazione è quello che colpì la Germania negli anni venti. Dal gennaio 1922 al dicembre 1923 l’indice dei prezzi salì da 1 a 10 miliardi. Praticamente se una persona avesse posseduto 300 miliardi di marchi tedeschi all’inizio del 1922, con gli stessi soldi, alla fine del 1923, non avrebbe potuto comprare più di poche caramelle. L’iperinflazione tedesca fu causata dal fatto che la Germania non riusciva ad incassare sufficienti imposte per pagare i conti dello Stato e quindi sopperì stampando moneta, facendone salire le scorte in maniera astronomica portando un aumento altrettanto astronomico dei prezzi dei beni.
Gli effetti economici dell’inflazione
I principali effetti dell’inflazione possono manifestarsi in una ridistribuzione del reddito e della ricchezza tra diversi gruppi di cittadini e sull’efficienza economica.
Effetti sulla distribuzione del reddito e della ricchezza
Tale effetto deriva dalle differenze nei tipi di attività e passività detenute dai cittadini, quando si è indebitati, un rapido aumento dei prezzi rappresenta un evento positivo. Ipotizziamo di avere un mutuo casa di € 100.000,00 e di pagare una rata mensile a tasso fisso di € 500,00, improvvisamente una forte inflazione potrebbe far raddoppiare anche i salari, in questo caso per pagare la stessa rata occorrerebbe lavorare la metà. Logicamente se ci si trova dalla parte del creditore l’effetto sarà l’opposto, perché la forte inflazione farà rimborsare il debito alla metà del valore delle somme prestate.
Effetti sull’efficienza economica
L’inflazione riduce l’efficienza economica perchè distorce i segnali dei prezzi, in un’economia a bassa inflazione se il prezzo di un bene sale, sia gli acquirenti che i venditori possono reagire adeguatamente all’evento. Se, ad esempio per qualche motivo aumenta del 30% il prezzo della carne suina i consumatori, probabilmente, ne inizieranno a diminuire il consumo a favore della carne di pollo. Invece in un’economia ad alta inflazione i listini variano così spesso che le modifiche dei singoli prezzi si perdono nella confusione più totale.
Rendimento nominale e rendimento reale
Quanto l’inflazione incide sui risparmi del cittadino
Dopo aver parlato di cos’è l’inflazione, come si calcola e come impatta sulla vita dei cittadini, andiamo a verificare quanto l’inflazione impatta sui rendimenti dei risparmi dei cittadini. Infatti quando si effettua una operazione di investimento e la sottoscrizione dello strumento finanziario ci restituisce un rendimento, ad esempio del 5%, è realmente quello il nostro rendimento? Dobbiamo dire che una cosa è ottenere, dal nostro investimento il 5% con l’inflazione al 2% ed altra cosa è ottenere lo stesso rendimento con l’inflazione al 6%. Nel primo caso in termini reali otterremo un rendimento del 3% (rendimento dello strumento di investimento 5% – inflazione 2%), nel secondo caso il rendimento reale dell’investimento è negativo del -1% essendo l’inflazione più elevato del tasso di rendimento. Quindi prima di impiegare i propri risparmi in qualsiasi strumento di investimento va valutato, oltre ad altre variabili, anche il tasso di inflazione previsto per il futuro. A tal proposito, per coprire il proprio portafoglio dal rischio inflazione, si può considerare di investire una parte delle somme anche in strumenti finanziari indicizzati all’inflazione.
Tali strumenti finanziari, tra l’altro caratterizzati da bassa volatilità, permettono di dare un contributo positivo al proprio portafoglio anche in caso di rialzo dell’inflazione.
Facciamo un esempio mettendo a confronto il rendimento lordo del BOT con l’inflazione negli ultimi 15 anni, ottenendo, così, il rendimento reale dell’investimento nel titolo di Stato Italiano:
Strumento | 1 Anno | 3 Anni | 5 Anni | 10 Anni | 15 Anni |
MTS Indice Cap. Lordo – BOT | -0,455 | -0,267 | -0,881 | 4,553 | 18,646 |
CPI Italia (FOI ex tobacco) | 2,552 | 2,025 | 4,500 | 8,402 | 19,699 |
Rendimento Reale Bot Lordo | -3,006 | -2,292 | -5,381 | -3,849 | -1,054 |
Elaborazioni su dati Analisys
Come si può rilevare, chi ha investito in BOT negli ultimi 15 anni ha ottenuto rendimenti reali negativi, pur vedendo delle performance positive di portafoglio.