La bozza della legge di bilancio inizia a rivelare le prime misure sul tema delle pensioni, il dibattito, degli ultimi mesi, sull’aumento dell’età pensionistica che si adegua alla speranza di vita ha ricevuto un primo chiarimento: nel 2027 l’età aumenterà di un mese, quindi in pensione a 67 anni ed un mese, nel 2028, due mesi di incremento, con età pensionabile a 67 anni e tre mesi. Poco si è potuto fare per arrestare l’inesorabile adeguamento previsto dalla riforma Sacconi del 2009 e rafforzato dalla Fornero nel 2011. L’adeguamento dell’età della pensione di vecchiaia, logicamente, impatterà su tutte quelle regole che prevedono l’adeguamento alla speranza di vita, infatti la pensione anticipata vedrà l’incremento di un mese nel 2027 portando il requisito contributivo a 41 anni ed 11 mesi per le donne e 42 anni ed 11 mesi per gli uomini, mentre nel 2028 si arriverà a 42 anni ed 1 mese e 43 anni ed 1 mese. Stessa cosa per la pensione anticipata per i contributivi puri che vedranno aumentare l’età pensionabile dagli attuali 64 anni a 64 anni ed 1 mese, nel 2027, a 64 anni e tre mesi nel 2028. L’aumento dell’età pensionabile non riguarderà, tuttavia, tutti i lavoratori. Restano esclusi coloro che svolgono mansioni gravose o usuranti, come previsto dal decreto legislativo n. 67/2011, nonché i lavoratori precoci con almeno dodici mesi di contribuzione prima dei 19 anni di età. Per queste categorie continueranno a valere i requisiti attuali, a tutela di chi svolge attività particolarmente faticose o con maggiore esposizione al rischio di infortuni.
L’aumento dell’età pensionabile non riguarderà, tuttavia, tutti i lavoratori. Restano esclusi coloro che svolgono mansioni gravose o usuranti, come previsto dal decreto legislativo n. 67/2011, nonché i lavoratori precoci con almeno dodici mesi di contribuzione prima dei 19 anni di età. Per queste categorie continueranno a valere i requisiti attuali, a tutela di chi svolge attività particolarmente faticose o con maggiore esposizione al rischio di infortuni.
Due misure per anticipare la pensione come quota 103 ed opzione donna non saranno rinnovate nel 2026. Queste due vie di fuga verso la pensione, pur se penalizzanti nell’importo, davano speranza a chi aveva maturato un’anzianità contributiva considerevole, i 41 anni di quota 103, e alle donne che, anche per motivi familiari, avevano intenzione di lasciare il mondo del lavoro. Dal 2026 non sarà più possibile utilizzare questa soluzione di accesso alla pensione.
Resta in vigore l’Ape sociale, rivolto a chi ha 63 anni e cinque mesi di età, 30 anni di contributi ed è disoccupato di lungo corso, oppure fa il caregiver per un parente convivente con disabilità, oppure è invalido civile, o ancora svolgono mansioni gravose (in questo caso servono 36 anni di contributi). Non si tratta di una vera e propria pensione ma di un accompagnamento economico alla pensione incompatibile con qualsiasi attività lavorativa tranne le prestazioni occasionali previste dall’art. 2222 C.c.
Confermato anche il cosiddetto bonus Maroni, per chi entro il 31 dicembre 2026 matura i requisiti per la pensione anticipata. I lavoratori dipendenti che decidono di proseguire a lavorare non verseranno i contributi a loro carico e la quota verrà inserita direttamente in busta paga, andando ad aumentare lo stipendio senza subire tassazione Irpef.
Una delle misure che sta creando maggiori discussioni è l’aumento per le pensioni minime la cui entità dovrebbe prevedere un incremento di 20 euro al mese, che si traduce in un sostegno annuo di 260 euro. Ne beneficeranno i percettori dell’assegno sociale e non chi percepisce il trattamento minimo di pensione che attualmente ammonta ad € 616,67.
Va comunque sottolineato che la Legge di Bilancio è ancora in fase di discussione e potrebbe subire modifiche. Il processo di approvazione parlamentare potrebbe modificare le misure presenti nella bozza presentata. È fondamentale seguire eventuali mutamenti fino all’approvazione definitiva.
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