TFR: meglio in azienda o nel Fondo Pensione

Cos’è il TFR

Il TFR (Trattamento di Fine Rapporto), noto anche come Liquidazione o Buonuscita, è una somma che il lavoratore subordinato ha diritto a percepire in ogni caso di cessazione del rapporto di lavoro.
  • Chi ne ha diritto: tutti i lavoratori subordinati con contratto a tempo determinato o indeterminato, part-time, full-time, apprendisti, stagionali, lavoratori con contratto temporaneo, e viene riconosciuto anche durante il periodo di prova. Spetta ai lavoratori del settore privato e del settore pubblico assunti dal 1° gennaio 2001.
  • Calcolo: si calcola sommando per ciascun anno di servizio una quota pari (e non superiore) all’importo della retribuzione dovuta per l’anno stesso divisa per 13,5. La quota è ridotta proporzionalmente per le frazioni di anno (contando come mese intero le frazioni pari o superiori a 15 giorni).
  • Rivalutazione: il TFR, esclusa la quota maturata nell’anno, è rivalutato su base composta al 31 dicembre di ogni anno. Il tasso di rivalutazione è composto da un 1,5% in misura fissa e dal 75% dell’aumento dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati (accertato dall’ISTAT) rispetto a dicembre dell’anno precedente.

Cosa sono i fondi pensione?

I fondi pensione sono strumenti di risparmio a lungo termine pensati per integrare la pensione pubblica. Si tratta di forme di previdenza complementare, che consentono a lavoratori e professionisti di accumulare un capitale nel tempo, attraverso contributi volontari o trattenute in busta paga, da utilizzare al momento del pensionamento. Il capitale versato viene investito nei mercati finanziari secondo profili di rischio scelti dal sottoscrittore (conservativo, bilanciato, dinamico), con l’obiettivo di far crescere il valore nel tempo. I fondi pensione possono essere istituiti da Banche, assicurazioni, SGR e SIM; l’adesione è libera e volontaria. Sono vantaggiosi fiscalmente in quanto le somme versate sono deducibili fino a 5.164,57 € annui, i rendimenti potenziali sono importanti grazie all’investimento dei contributi nel lungo periodo. Sono flessibili in quanto danno la possibilità di richiedere anticipazioni (es. per spese sanitarie, acquisto prima casa) ed, inoltre, non sono soggetti al fallimento così come previsto ai sensi degli articoli 70, e seguenti, del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385. Sono soggetti alla vigilanza della COVIP che li iscrive in un apposito elenco. In sintesi, il fondo pensione è un alleato utile per chi vuole garantirsi un tenore di vita adeguato anche dopo il lavoro.

TFR in azienda: pro e contro

Contro del TFR in azienda:

  • Rischio di spezzettamento: se si hanno carriere frammentate (per precarietà o ambizione), le somme accumulate possono essere spezzettate, assoggettate più volte a tassazione, perdendo il fine immaginato.
  • Tassazione elevata: al momento della liquidazione, il TFR in azienda è soggetto a tassazione separata, in base all’aliquota media IRPEF degli ultimi 5 anni, che nel 2025 va da un minimo del 23% ad un massimo del 43%.
  • Disponibilità datore di lavoro: le somme resterebbero nella disponibilità del datore di lavoro “con tutti i rischi del caso”, rendendo il dipendente meno “padrone” di tali risorse.

TFR nel fondo pensione: vantaggi e svantaggi

Vantaggi del TFR nel fondo pensione (benefici per il lavoratore):

  • Continuità del capitale: permette di non spezzettare le somme in caso di cambio di lavoro, dando continuità al capitale accumulato e ai rendimenti.
  • Tassazione agevolata: al momento della liquidazione, la tassazione è molto più vantaggiosa, andando da un massimo del 15% ad un minimo del 9%, consentendo di ottenere somme molto più elevate.
  • Padronanza delle risorse: rende il dipendente “padrone” delle somme.

Vantaggi del TFR nel fondo pensione (benefici per l’azienda/datore di lavoro):

  • Riduzione oneri: viene concessa la riduzione degli oneri impropri dello 0,28% e l’azzeramento dello 0,20% (calcolati sulla retribuzione annua lorda) da destinare al fondo di garanzia INPS.
  • Extra deduzione: possibilità di una extra deduzione dell’accantonamento annuale per TFR del 4% o del 6% (a seconda che si abbiano più o meno di 50 dipendenti).
  • Esenzione dalla rivalutazione: le aziende che trasferiscono il TFR sono esentate dalla rivalutazione annuale (con alleggerimento di oneri).
  • Miglioramento indici finanziari: l’operazione comporta un abbattimento del debito (essendo il TFR un debito verso i dipendenti), con miglioramento degli indici finanziari (apprezzato dal sistema bancario).
  • Snellimento burocratico: l’azienda non deve occuparsi delle pratiche burocratiche di liquidazione del TFR in caso di dimissioni o licenziamento.

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